La verità sul Design Thinking

Cos'è il Design Thinking?

Esistono migliaia di articoli su come fare Design Thinking. Eppure il Design Thinking non si “fa”. In questo approfondimento ti raccontiamo la verità!

Avvertenze

Questo è un approfondimento sul Design Thinking, per abilitarti a portarlo nel tuo quotidiano.

Ma attenzione: potresti eseguire alla perfezione tutto quello che ti diremo e non ottenere nessun beneficio.

Il Design Thinking infatti non è un pacchetto di regole, non è un percorso, non è una guida.
Il Design Thinking è un mindset, un metodo di approccio.
Se intraprenderai ciecamente le attività che lo compongono, non otterrai molto.
Se, invece, lo userai con consapevolezza, per cambiare il modo in cui persegui i tuoi obiettivi, allora ti potrà cambiare la vita.

Ma prima, definiamolo una volta per tutte

Il Design Thinking è un metodo di problem solving che stimola la creatività umana e il pensiero laterale, per trovare soluzioni efficaci e originali a problemi reali.

Pensa al Design Thinking come a un paio di occhiali: appena li indossi cambiano il tuo modo di vedere i problemi e le sfide.

Proviamo a rendere “un solido” l’approccio teorico

Applicare il Design Thinking e utilizzarlo come strumento in grado di stimolare la creatività umana per trovare soluzioni originali a problemi reali significa, ad esempio:

  • Scrivere un articolo chiedendosi che cosa interessi davvero al lettore
  • Approfondire i dubbi dei clienti e scoprire che – spesso – il loro problema non è quello per cui ti hanno chiesto aiuto
  • Fare – sempre – un passo indietro, chiedendosi: “stiamo risolvendo il problema giusto”?

Il Design Thinking è un modo per prendere decisioni più consapevoli, per capire e sciogliere i propri dubbi.
Di conseguenza, non è Design Thinking tutto ciò che non prevede empatia, riflessione, immedesimazione e ragionamento.

Ancora una postilla

Contrariamente a quanto potresti pensare, il Design Thinking non è qualcosa di esclusivo, a cui può ambire solo chi si distingue per creatività. Tutti possono adottare questo approccio e anzi è indispensabile che lo si adotti insieme, in team, unendo profili e visioni diverse.

Il Design Thinking non ha a che fare con la creatività, quanto con il contributo che ciascuno può portare.

In azienda spesso le persone lavorano da sole, non si confrontano e non condividono idee, spunti e visioni. Il Design Thinking stimola invece ad adottare un mindset libero, aperto e sempre in ascolto.

Ora che sai cosa è e cosa non è, possiamo passare in rassegna le fasi che compongono questa metodologia e che ti permettono di adottare il mindset-shift di cui hai bisogno.

Il metodo ti incuriosisce?

Ci siamo! Come indossare il Design Thinking?

Il Design Thinking si può riassumere in cinque fasi: Empathize, Define, Ideate, Prototype, and Test.
Ma ricorda! Non è un processo lineare, non richiede che tu segua ogni step uno dopo l’altro. Piuttosto ti permette di mescolarli, contempla l’indecisione e i cambi di direzione.

Empathize — Esplora le esigenze del tuo target

Il Design Thinking prevede che si entri in contatto con il proprio target, nel nostro caso gli utenti che utilizzeranno il prodotto digitale.
Il fine è conoscere l’end user, osservarlo, comprenderlo praticando ascolto ed empatia. Spesso si procede attraverso la user interview, vere e proprie sessioni di approfondimento dedicate a esplorare le preferenze, i pensieri e il contesto dell’utente.
Questo step è fondamentale per capire le necessità e le richieste dell’utente, e potersi quindi focalizzare su una soluzione personalizzata.

Define — Verbalizza i problemi e le esigenze del target

Un altro momento cruciale è rappresentato dalla definizione del problema. Avendo conosciuto l’utente e il suo contesto, a questo punto siamo in grado di circoscrivere il problema che il prodotto digitale dovrà risolvere.
Per aiutarti a focalizzarlo, puoi utilizzare la user need statment, una formula che ti permette di raccogliere in una frase i punti cardine del tuo operato.
In questo modo individui il tuo target, la sua esigenza e lo scopo che il tuo prodotto digitale dovrà assolvere.

Ideate — Mettiti in discussione e formula delle proposte

Una volta individuato il problema, si può iniziare a esercitare l’approccio Divergente del Design Thinking, che consiste nel guardare la questione da più prospettive possibili. L’ideale è farlo con un team variegato, composto di persone dal background diverso, sviluppando una discussione corale, che permetta loro di contribuire con opinioni e idee basate sulla loro cultura e sensibilità.

Una volta raggiunto un numero sufficiente di proposte, si procede con la selezione.

In questa fase è indispensabile rapportare le proposte fatte al contesto ricavato dal confronto con gli utenti, verificando se riescono a superare i limiti tecnici, temporali, di risorse, etc.. Insomma, è qui che si riportano le idee alla realtà, per trovare quella che resiste e meglio si adatta al contesto dato.

Prototype and Test — Realizza delle proposte e testale

Una volta selezionata l’idea su cui si intende puntare, ossia la potenziale soluzione, essa va esplorata nel modo più approfondito possibile. 

L’essenza del Design Thinking è di abilitare all’azione. Quando trovi un’idea è necessario trasformarla in un prototipo, declinarla in strumenti che possano essere sottoposti al target, per validare la proposta e raccogliere feedback sul suo miglioramento.

Il processo è di co-creazione. Grazie al Design Thinking l’end user viene attivamente incluso nella progettazione è questo fa la differenza per il prodotto finale!

Un’ultima verità

Online puoi trovare migliaia di articoli sulle fasi del Design Thinking, e potresti convincerti che usare questo metodo consista appunto nell’implementare meccanicamente le attività descritte.

In realtà non è così.

Il Design Thinking fa davvero la differenza quando diventa un metodo di educazione al pensiero.
Fai in modo che non ti porti semplicemente a fare delle cose, ma che cambi il tuo modo di farle.

Nel lavoro e nella vita. 

Fai un design check!